L’opzione dell’ancora galleggiante

Porgere la prua o la poppa al mare piuttosto che il fianco è più sicuro soprattutto in condizione di mare “difficile”.
In caso di equipaggio ridotto può esserci l’urgenza di “rallentare” sia per il cattivo tempo sia per l’esigenza “di riposare” oppure per effettuare eventuali manovre di bordo..
In questi casi si può sfruttare la “resistenza idrodinamica” attraverso:
- Ancore galleggianti: hanno una forma a paracadute, si calano da prua con un lunga cima e sono costruite per mantenere la prua al vento con uno scarroccio ridotto al minimo.
- Spere: vengono filate da poppa e trascinate per rallentare la corsa della barca ad una velocità confortevole, mantenendo la poppa al mare e funzionano come un timone di emergenza o come ausilio al timone vero e proprio.
Sebbene il termine “ancora galleggiante” sia usato indifferentemente per entrambe le categorie, esiste tuttavia una differenza sostanziale in quanto con una spera è necessario continuare a governare la corsa della barca a favore del mare e vento mentre con un’ ancora galleggiante la barca si muove solo con uno scarroccio contenuto e l’equipaggio può manovrare o riposare.
Le Ancore galleggianti
Quando si è in mare aperto con una piccola barca l’
ancora galleggiante può essere paragonata all’ancora sotto costa infatti se ben dimensionata rispetto alla barca forma un “freno idrodinamico” molto forte consentendo allo scafo di rimanere con la prua al vento e al mare.
L’ancora galleggiante si consiglia di solito per la navigazione in alto mare, ovvero un paracadute del diametro pari al 35% della lunghezza dell’imbarcazione anche se sarebbe indicata una taglia più grande. Purtroppo però, più grande è il paracadute e più difficile è il lavoro dell’equipaggio per armare e calare, infatti, i carichi in gioco sono elevati. Il tiro massimo di un’ancora a paracadute può raggiungere l’ 80 % del peso dell’imbarcazione. Negli annin ’90 alcune barche si trovarono trappate dalla coperta le attrezzature alle quali era assicurata la cima del paracadute di alcuni metri di diametro. Ovvio che se i carichi sono cosi consistenti la scelta di tipo, diametro e lunghezza della cima va fatta in relazione all’imbarcazione stessa. Alcuni consigliano di utilizzare una cima di lunghezza pari a dieci volte la lunghezza della barca, per altri la lunghezza va scelta pari a venti volte l’altezza delle onde più alte.
In ogni caso nessuna barca pare abbia mai sofferto per un cavo troppo lungo!!!
Per un paracadute di più di 3 metri di diametro è importante avere all’estremità opposta al cavo principale una cima di recupero munita di una boa di piccole dimensioni per esempio un parabordo. Questa cima è indispensabile per rendere il recupero dell’ancora da parte dell’equipaggio umanamente possibile. Il paracadute recuperato dall’altra parte si svuota d’acqua e si chiude rendendo più agevole il recupero.
Spere
Le spere sono attrezzi filati di poppa per controllare la velocità e migliorare il governo e sono una vecchia tattica da cattivo tempo. Quando si fugge di poppa davanti al crescente maltempo, la velocità della barca che scivola sul dorso delle onde può essere eccessiva e l’efficienza del timone nell’attraversare le creste delle onde è molto ridotta a causa del moto turbolento dell’acqua sulle creste. Molto spesso quindi la sola riduzione di velatura non basta e sorge l’esigenza di una spera di qualsiasi tipo che rallenti “la corsa”.
In alternativa si usa l’ancora e la relativa catena come spera perché grazie al peso il sistema si stabilizza ad una profondità non influenzata dalle onde e quindi si ottiene un tiro uniforme. In definitiva “si ancora in acqua”.
Suggerimento!
Tutte le piccole imbarcazioni sono più sicure se affrontano il mare in tempesta di prua o di poppa piuttosto che al traverso. Per questo motivo, gli armatori di imbarcazioni moderne che difficilmente restano stabilmente alla cappa dovrebbero imbarcare un’ancora galleggiante almeno per avere qualche possibilità in più nel fronteggiare il mare.
Se non l'hanno già, alla prima occasione, regalatela voi!!!!